Paleonews

Il blog dedicato ai Paleontologi !!!!

Impronte di baby Sauropodi in Korea

 è stato segnalato un importante ritrovamento di impronte di due baby sauropodi in Korea (Euiseong County, North Gyeongsang Province) in strati risalneti al Cretaceo e datati a 100 milioni di anni fa.

Al di là del valore intrinseco della scoperta, questa può avere anche un importante significato nel campo della paleobiologia dei sauropodi visto che rappresenta un ulteriore conferma al comportamento sociale degli stessi e può avvalorare l’ipotesi di un periodo di vita in cui i baby sauropodi vivevano da soli prima di entrare nel branco.

 

The world’s largest fossil of a playground of baby dinosaurs going back over 100 million years has been found in Korea. The Natural Heritage Center under the National Research Institute of Cultural Heritage announced Thursday that it found the fossil trackway of two baby dinosaurs dating back to 110 million years in Euiseong County, North Gyeongsang Province. It is from the Cretaceous period of the Mesozoic Era. 

There are a total of 61 footprints of two baby Sauropoda stretching over 4.25 m, making them the largest fossil trackway of baby dinosaurs in the world to date, according the Cultural Heritage Administration. Sauropoda were large, long-necked herbivores that walked on four legs.

The world’s largest fossil trackway of baby dinosaurs, found in Euiseong County, North Gyeongsan Province

 

 

Maggio 16, 2008 Pubblicato da Giuseppe Buono | - R. Dinosauri, - Sauropodi b, 1 Cretaceo, Asia, P - Impronte, Paleontology / Paleontologia | , , , , | 2 Commenti

Ritrovati i più antichi Pappagalli fossili

55 million year old fossil remains of parrots discovered near the North Sea
Scientific researchers have discovered the fossil remains of parrots in Scandinavia which are more than 55 million years old. The findings, published in the current issue of Palaeontology, indicate that parrots, which today only live in the tropics and the southern hemisphere, once flew wild over what is now Norway and Denmark. This suggests that parrots may have first evolved in the North, much earlier than had previously been considered.

“Obviously, we are dealing with a bird that is bereft of life, but the tricky bit is establishing that it was a parrot,” explains Dr David Waterhouse, the lead author of the scientific paper. “As with many fragile bird fossils, it is a wonder that anything remains at all, and all that remains of this early Danish parrot is a single upper wing bone (humerus). But, this small bone contains characteristic features that show that it is clearly from a member of the parrot family, about the size of a Yellow-crested Cockatoo.”

Dr Waterhouse, who is currently assistant curator of natural history at Norfolk Museums Service in Britain, was a PhD candidate at University College Dublin when the request to identify the mysterious bone was received from the Moler Museum on the Isle of Mors. He had received a scholarship from University College Dublin (UCD) and funding from the Irish Research Council for Science, Engineering and Technology (IRCSET).

“It isn’t as unbelievable as you might at first think that a parrot was found so far north.  When Mopsitta was alive, most of Northern Europe was experiencing a warm period, with a large shallow tropical lagoon covering much of Germany, South East England and Denmark,” says Dr Waterhouse. “We have to remember that this was only 10 million years after the dinosaurs were wiped out, and some strange things were happening with animal life all over the planet.”

“No Southern Hemisphere fossil parrot has been found older than about 15 million years old, so this new evidence suggests that parrots evolved right here in the Northern Hemisphere before diversifying further South in the tropics later on.”

Dr Waterhouse worked with Dr Gareth Dyke from the UCD School of Biology And Environmental Science, University College Dublin, Bent Lindow from the University of Copenhagen and Nikita Zelenkov of the Palaeontological Institute of the Russian Academy of Sciences, to discover what type of bird the humerus once belonged to.

The newly discovered species is officially named Mopsitta tanta, but it has been nick-named the Danish Blue Parrot.

 

 

Palaeontology 51 (3) , 575–582
Abstract: Two new fossil psittaciform birds from the Lower Eocene ‘Mo Clay’ (Fur Formation) of Denmark (c. 54 Ma) are described. An unnamed specimen is assigned to the extinct avian family of stem-group parrots, Pseudasturidae (genus and species incertae sedis), while a second (Mopsitta tanta gen. et sp. nov.) is the largest fossil parrot yet known. Both specimens are the first fossil records of these birds from Denmark. Although the phylogenetic position of Mopsitta is unclear (it is classified as family incertae sedis), this form is phylogenetically closer to Recent Pstittacidae than to other known Palaeogene psittaciforms and may, therefore, represent the oldest known crown-group parrot.

  • Pagina web dell’autore

Dr. David Waterhouse

Maggio 16, 2008 Pubblicato da Giuseppe Buono | - Uccelli / Birds, 7 Paleocene, Europa, P - Ritrovamenti fossili | , , , , | Ancora nessun commento.

Conferenza: “Comunicare l’archeologia”

“Comunicare l’archeologia”: sabato appuntamento ai Musei Civici di Reggio

Reggio Emilia – Sabato 17 maggio, il portico dei Marmi dei Musei civici (via Spallanzani, 1) ospita il quarto appuntamento del ciclo “Comunicare l’archeologia”, che il Museo ha organizzato in collaborazione con il Club Unesco di Reggio Emilia. Dopo il grande divulgatore, Alberto Angela, dopo un protagonista della ricerca archeologica, Mauro Cremaschi e una dimostrazione di archeologia sperimentale con Stefania Lincetto, l’attenzione si sposta ora al di fuori dei confini italiani per trattare di una impresa di scavo fra le più appassionanti degli ultimi tempi.
Alle ore 16 l’archeologo italo-israeliano Emmanuel Anati, docente all’Università di Lecce e direttore del Centro Camuno di Studi Preistorici, presenterà Har Karkom, montagna sacra nel deserto del Negev.

Il professor Anati ha pubblicato molti studi sulla civiltà camuna, gettando le basi per l’interpretazione delle migliaia di incisioni rupestri che decorano le pareti rocciose della Val Canonica. Ha compiuto missioni di ricerca per conto dell’Unesco e di diversi governi in siti preistorici e dell’arte rupestre e tribale. È autore di saggi di archeologia e di libri divulgativi. È soprattutto noto per avere individuato nel monte Har Karkom, il vero Sinai della tradizione biblica.

Il monte Har Karkom è un luogo denso di straordinarie testimonianze di culto, che risalgono addirittura all’età della pietra. Ponte di passaggio fra due continenti (Africa ed Asia), la penisola del Sinai, ai cui margini si trova Har Karkom, è stata testimone di interminabili migrazioni umane e di innumerevoli stratificazioni religiose e culturali. Anati vi ha individuato un luogo di massima concentrazione di testimonianze di arte rupestre e di siti di culto, che si distribuiscono dal paleolitico a fasi più vicine a noi nel tempo. Attraverso una rilettura della topografia dell’esodo biblico, identifica in questo luogo chiave la sede dello stanziamento delle tribù di Israele prima dell’ingresso in Terra Santa, e quindi il Sinai sul quale Mosè ricevette le rivelazioni sacre e testamentarie.

All’incontro si partecipa liberamente senza obbligo di prenotazione.

da: http://www.bologna2000.com/modules.php?name=News&file=article&sid=74833&mode=thread&order=1

Maggio 16, 2008 Pubblicato da Giuseppe Buono | Archeology / Archeologia, conferenze | , , , , | Ancora nessun commento.

Ecoballe come Fossili Guida !?!?!?!?!?

Avrei voluto iniziare questo blog magari con la scoperta di un nuovo dinosauro italiano o almeno con una notizia positiva legata ad una migliore conservazione di uno dei tanti siti paleontologici italiani, invece questa mattina ho letto una notizia da far rabbrividire tutti i geologi e paleontologi non solo italiani ma del mondo intero.

Senza entrare troppo nei dettagli per i quali si rimanda all’articolo integrale riportato sotto, in un intervento sul Web il Direttore del Servizio Geologico d’Italia/Dipartimento Difesa del Suolo di Apat propone di riempire le cave dismesse con ecoballe in modo che queste rappresentino i fossili guida del futuro !!!!!!!!

limitando i commenti personali (che potrebbero essere anche molto offensivi) vanno innanzitutto sottolineate due marchiane imprecisioni dal punto di vista geologico e paleontologico non giustificabili nemmeno in nome di una presunta volontà di semplificare la descrizione geologica dell’area in esame (anzi a mio parere aumentano ancora di più la confusione per i “non addetti ai lavori”) :

a) definire i megalodontidi come lumache di mare non è propio il paragone più appropiato, sarebbe stato molto più ovvio e normale definirli semplicemente molluschi.

c) riguardo la litologia, sarebbe stato più corretto parlare di sedimentazione di piattaforma carbonatica e non di piattaforma continentale.

Ma il clou dell’articolo è sicuramente quello di lanciare l’idea aberrante di creare una sedimentazione artificiale fatta di ecoballe per riempire le cave dismesse.

Ora, a parte il fatto che le cave sono spesso già usate come discariche e quindi il fatto di usarle appunto come depositi di rifiuti è un idea vecchia di decenni se non di secoli, come è possibile che il direttore Direttore del Servizio Geologico d’Italia/Dipartimento Difesa del Suolo di Apat invece di proporre magari progetti di musei all’aperto e di recupero culturale e ambientale delle aree di cave dismesse se ne esca con una ”idiozia” del genere ???

Una cosa così me la sarei aspettata da una persona ignorante o che comunque non ha una minima idea di ciò che può essere una politica di conservazione ambientale, ma non certo da chi appunto dovrebbe invece difendere il patrimonio geologico e paleontologico italiano !!!

Comunque per correttezza riporto qui il suo intervento:

E se i rifiuti li mettessimo in cave?

Una proposta tecnica, aperta a discussione, del nostro collaboratore Leonello Serva, Direttore del Servizio Geologico d’Italia/Dipartimento Difesa del Suolo di Apat

 

Lo scempio paesaggistico causato dalla eccessiva presenza sul territorio di cave per inerti in provincia di Caserta penso che ormai sia noto a tutti gli italiani di una certa età in quanto credo che essi siano almeno una volta passati con la propria auto sull’autostrada del sole tra i caselli di Capua e Caserta Sud.
Come si potrebbe fare per ridare al paesaggio una forma decorosa? (Una domanda simile ad ogni modo non vale solo per la provincia di Caserta in quanto anche le altre province campane non sono in condizioni migliori).
Attraverso i servizi sui Media televisivi e non, credo che ormai sia anche ben noto a tutti il problema delle cosiddette ecoballe che provenendo da tutte le province campane giacciono, nella stragrande maggioranza, nei territori comunali di Giugliano e Villa Literno. Sono più di 4 milioni di metri cubi, poggiano su piazzole di calcestruzzo speciale ed occupano uno spazio di moltissimi ettari tolti ad una fiorente coltivazione agricola.
Come possiamo fare per smaltirle e riportare questi terreni alla loro vocazione naturale?
Prima di addentrarmi nella risposta è importante però ribadire un concetto forse a tutti non noto. Le ecoballe si potrebbero anche bruciare negli inceneritori e quello di Acerra di prossima realizzazione a quanto ne so potrebbe farlo benissimo. Però ciò non sembra possibile in quanto il potere calorico di queste ecoballe è incompatibile con la normativa (anche se, a quanto mi risulta, con una delle ultime ordinanze il governo Prodi ha reso possibile il loro utilizzo per l’inceneritore) e forse ci sono anche altri motivi che non conosco. Ad ogni modo quello che vado a dire parte dal presupposto (giusto o sbagliato che sia) che queste ecoballe non le si voglia bruciare e quindi bisogna trovare un altro modo per smaltirle.
Entrambe le domande suddette, a mio parere, potrebbero trovare un’unica risposta che è quella che ora vado a descrivere, iniziando un po’ lontano nel tempo. Le cave suddette estraggono materiali da rilevi montuosi di età mesozoica. Queste montagne sono costituite da calcari bianchi, con all’interno fossili marini di età giurassico e cretacica, tipici di un paleoambiente di piattaforma continentale. In particolare per chi è più curioso, si tratta di megalodonti (grandi lumache marine), ostree (le comuni ostriche) e rudiste (bivalvi dalla curiosa forma a cono) oltre che minuscoli organismi chiamati foraminiferi.La soluzione cave

Questi rilievi montuosi, con l’attività di cava, sono stati svuotati dall’uomo che, stando alle conoscenze geologiche, è comparso sulla terra nell’era quaternaria (Neozoico) e che ora, in molte zone della Terra, tra cui spicca quella campana, è diventato così invasivo per cui potremmo affermare, come ho già detto in altri miei scritti, che con l’uomo tecnologico è iniziata una nuova era geologica che chiamerei Tecnozoico.
Nel futuro come si riconoscerà questo periodo della vita della terra? In altre parole, quali saranno i fossili guida che lo caratterizzeranno? Io sono dell’avviso che essi possano essere rappresentati anche da quei materiali che sono contenuti nelle ecoballe e che non si decomporranno nel futuro.
Se ciò è accettabile, perché non ricostruire questi vuoti con un «calcare» contenente tali fossili? Tale ricostruzione potrebbe essere solo di ricomposizione morfologica ma anche per realizzare creare opere d’arte, tipo monument valley degli Usa.
Per ottenere questo basterebbe impermeabilizzare queste cave e miscelare («inertizzare») il materiale delle ecoballe con calcestruzzo o anche cementificarle come si fa con i rifiuti radioattivi a bassa e media attività.
Sicuramente questa cementificazione aumenterebbe i volumi anche del 20/40% (cemento più inerte) e la cosa da gigantesca diventerebbe ancora gigantesca e necessiterebbe di ulteriori volumi di inerti e quindi ulteriori sbancamenti e tanto tempo; ciò è tutto vero. Questo però, in ogni caso, non provocherebbe un ulteriore impatto ambientale in quanto questi materiali in più li si potrebbero ricavare benissimo non ampliando le cave ma solo coltivandole in profondità e ciò è largamente fattibile in moltissime di esse.
Quindi il paesaggio non verrebbe ulteriormente aggredito.
Certamente la spesa per realizzare quanto detto sopra non sarebbe indifferente ma così è in Italia da molto e troppo tempo. A titolo esemplificativo la spesa di movimentazione delle ecoballe da dove sono alle cave si può stimare in 100 milioni di Euro (in ogni caso tali costi sono da prevedere in ogni caso se non si vuole lasciare le ecoballe dove sono), cui si deve aggiungere l’allestimento a discarica per circa 6-7 milioni di metri cubi, stimabili in circa 150 milioni di Euro ed infine la cementificazione che può stimarsi in una cifra analoga molto grossolanamente; un totale quindi di 400 milioni di Euro.
Se invece volessimo cambiare registro si potrebbe riempirle, o impermeabilizzandole e portarci le ecoballe più vecchie così come sono in quanto ormai secche e non più puzzolenti, oppure adibendo le stesse cave a discarica e portarci, anch’esse così come sono, quelle «più fresche» che ancora producono percolato. Sicuramente la spesa sarebbe molto minore ed in un’analisi costo-beneficio ambientale potrebbe anche risultare vantaggioso.

(Leonello Serva)

(15 Maggio 2008)

 

 

 

 

da: http://www.vglobale.it/NewsRoom/index.php?News=4388

 

Maggio 16, 2008 Pubblicato da Giuseppe Buono | APAT, G - Rifiuti, Geology - Geologia | , , , , , , , | 2 Commenti

Hello world!

Salve a tutti,

mi chiamo Giuseppe Buono e sono un Geologo e Paleontologo (”specializzato” nello studio dei BRACHIOPODI). Per chi fosse interessto ho inserito il mio curriculum nelle altre pagine del blog. (P.S. sono disponibili anche i PDF delle mie pubblicazioni su una pagina protetta, se siete interessati mandatemi una email e sarò lieto di fornirvi la password)

Per anni ho collezionato articoli di giornale e articoli dal web su tutto ciò he riguardava la mia grande passione, ovvero la PALEONTOLOGIA, ma tra rotture di hard disk, formattazioni, cambi di computer, centinaia di cd e dvd da archiviare ritrovarli semmai possibile è diventato sempre più una tortura piuttosto che un piacere. Così mi è parsa una buona idea raccogliere le nuove informzioni su un blog così da tenerle automaticamente archiviate e da poterle condividere con chi fosse eventualmente interessato.

Per come è nato il blog normalmente non ci saranno commenti sugli articoli proposti, tuttavia se qualcuno avesse bisogno di chiarimenti o ulteriori informazioni sarò felice di poterlo aiutare personalmente o eventualmente indirizzandolo verso altre fonti o altri specialisti.

Infine per chi fosse interessato al collezionismo su tematiche paleontologiche date uno sguardo all’altro mio blog: http://dinostampnews.wordpress.com/

Buona navigazione !!!!

Dott. geol. Giuseppe Buono

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Maggio 16, 2008 Pubblicato da Giuseppe Buono | Personal info | | 1 Commento