Ecoballe come Fossili Guida !?!?!?!?!?
Avrei voluto iniziare questo blog magari con la scoperta di un nuovo dinosauro italiano o almeno con una notizia positiva legata ad una migliore conservazione di uno dei tanti siti paleontologici italiani, invece questa mattina ho letto una notizia da far rabbrividire tutti i geologi e paleontologi non solo italiani ma del mondo intero.
Senza entrare troppo nei dettagli per i quali si rimanda all’articolo integrale riportato sotto, in un intervento sul Web il Direttore del Servizio Geologico d’Italia/Dipartimento Difesa del Suolo di Apat propone di riempire le cave dismesse con ecoballe in modo che queste rappresentino i fossili guida del futuro !!!!!!!!
limitando i commenti personali (che potrebbero essere anche molto offensivi) vanno innanzitutto sottolineate due marchiane imprecisioni dal punto di vista geologico e paleontologico non giustificabili nemmeno in nome di una presunta volontà di semplificare la descrizione geologica dell’area in esame (anzi a mio parere aumentano ancora di più la confusione per i “non addetti ai lavori”) :
a) definire i megalodontidi come lumache di mare non è propio il paragone più appropiato, sarebbe stato molto più ovvio e normale definirli semplicemente molluschi.
c) riguardo la litologia, sarebbe stato più corretto parlare di sedimentazione di piattaforma carbonatica e non di piattaforma continentale.
Ma il clou dell’articolo è sicuramente quello di lanciare l’idea aberrante di creare una sedimentazione artificiale fatta di ecoballe per riempire le cave dismesse.
Ora, a parte il fatto che le cave sono spesso già usate come discariche e quindi il fatto di usarle appunto come depositi di rifiuti è un idea vecchia di decenni se non di secoli, come è possibile che il direttore Direttore del Servizio Geologico d’Italia/Dipartimento Difesa del Suolo di Apat invece di proporre magari progetti di musei all’aperto e di recupero culturale e ambientale delle aree di cave dismesse se ne esca con una ”idiozia” del genere ???
Una cosa così me la sarei aspettata da una persona ignorante o che comunque non ha una minima idea di ciò che può essere una politica di conservazione ambientale, ma non certo da chi appunto dovrebbe invece difendere il patrimonio geologico e paleontologico italiano !!!
Comunque per correttezza riporto qui il suo intervento:
E se i rifiuti li mettessimo in cave?
Lo scempio paesaggistico causato dalla eccessiva presenza sul territorio di cave per inerti in provincia di Caserta penso che ormai sia noto a tutti gli italiani di una certa età in quanto credo che essi siano almeno una volta passati con la propria auto sull’autostrada del sole tra i caselli di Capua e Caserta Sud.
Come si potrebbe fare per ridare al paesaggio una forma decorosa? (Una domanda simile ad ogni modo non vale solo per la provincia di Caserta in quanto anche le altre province campane non sono in condizioni migliori).
Attraverso i servizi sui Media televisivi e non, credo che ormai sia anche ben noto a tutti il problema delle cosiddette ecoballe che provenendo da tutte le province campane giacciono, nella stragrande maggioranza, nei territori comunali di Giugliano e Villa Literno. Sono più di 4 milioni di metri cubi, poggiano su piazzole di calcestruzzo speciale ed occupano uno spazio di moltissimi ettari tolti ad una fiorente coltivazione agricola.
Come possiamo fare per smaltirle e riportare questi terreni alla loro vocazione naturale?
Prima di addentrarmi nella risposta è importante però ribadire un concetto forse a tutti non noto. Le ecoballe si potrebbero anche bruciare negli inceneritori e quello di Acerra di prossima realizzazione a quanto ne so potrebbe farlo benissimo. Però ciò non sembra possibile in quanto il potere calorico di queste ecoballe è incompatibile con la normativa (anche se, a quanto mi risulta, con una delle ultime ordinanze il governo Prodi ha reso possibile il loro utilizzo per l’inceneritore) e forse ci sono anche altri motivi che non conosco. Ad ogni modo quello che vado a dire parte dal presupposto (giusto o sbagliato che sia) che queste ecoballe non le si voglia bruciare e quindi bisogna trovare un altro modo per smaltirle.
Entrambe le domande suddette, a mio parere, potrebbero trovare un’unica risposta che è quella che ora vado a descrivere, iniziando un po’ lontano nel tempo. Le cave suddette estraggono materiali da rilevi montuosi di età mesozoica. Queste montagne sono costituite da calcari bianchi, con all’interno fossili marini di età giurassico e cretacica, tipici di un paleoambiente di piattaforma continentale. In particolare per chi è più curioso, si tratta di megalodonti (grandi lumache marine), ostree (le comuni ostriche) e rudiste (bivalvi dalla curiosa forma a cono) oltre che minuscoli organismi chiamati foraminiferi.La soluzione cave
Questi rilievi montuosi, con l’attività di cava, sono stati svuotati dall’uomo che, stando alle conoscenze geologiche, è comparso sulla terra nell’era quaternaria (Neozoico) e che ora, in molte zone della Terra, tra cui spicca quella campana, è diventato così invasivo per cui potremmo affermare, come ho già detto in altri miei scritti, che con l’uomo tecnologico è iniziata una nuova era geologica che chiamerei Tecnozoico.
Nel futuro come si riconoscerà questo periodo della vita della terra? In altre parole, quali saranno i fossili guida che lo caratterizzeranno? Io sono dell’avviso che essi possano essere rappresentati anche da quei materiali che sono contenuti nelle ecoballe e che non si decomporranno nel futuro.
Se ciò è accettabile, perché non ricostruire questi vuoti con un «calcare» contenente tali fossili? Tale ricostruzione potrebbe essere solo di ricomposizione morfologica ma anche per realizzare creare opere d’arte, tipo monument valley degli Usa.
Per ottenere questo basterebbe impermeabilizzare queste cave e miscelare («inertizzare») il materiale delle ecoballe con calcestruzzo o anche cementificarle come si fa con i rifiuti radioattivi a bassa e media attività.
Sicuramente questa cementificazione aumenterebbe i volumi anche del 20/40% (cemento più inerte) e la cosa da gigantesca diventerebbe ancora gigantesca e necessiterebbe di ulteriori volumi di inerti e quindi ulteriori sbancamenti e tanto tempo; ciò è tutto vero. Questo però, in ogni caso, non provocherebbe un ulteriore impatto ambientale in quanto questi materiali in più li si potrebbero ricavare benissimo non ampliando le cave ma solo coltivandole in profondità e ciò è largamente fattibile in moltissime di esse.
Quindi il paesaggio non verrebbe ulteriormente aggredito.
Certamente la spesa per realizzare quanto detto sopra non sarebbe indifferente ma così è in Italia da molto e troppo tempo. A titolo esemplificativo la spesa di movimentazione delle ecoballe da dove sono alle cave si può stimare in 100 milioni di Euro (in ogni caso tali costi sono da prevedere in ogni caso se non si vuole lasciare le ecoballe dove sono), cui si deve aggiungere l’allestimento a discarica per circa 6-7 milioni di metri cubi, stimabili in circa 150 milioni di Euro ed infine la cementificazione che può stimarsi in una cifra analoga molto grossolanamente; un totale quindi di 400 milioni di Euro.
Se invece volessimo cambiare registro si potrebbe riempirle, o impermeabilizzandole e portarci le ecoballe più vecchie così come sono in quanto ormai secche e non più puzzolenti, oppure adibendo le stesse cave a discarica e portarci, anch’esse così come sono, quelle «più fresche» che ancora producono percolato. Sicuramente la spesa sarebbe molto minore ed in un’analisi costo-beneficio ambientale potrebbe anche risultare vantaggioso.
(Leonello Serva)
da: http://www.vglobale.it/NewsRoom/index.php?News=4388
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