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2008-10-31 – Il petrolio dalle diatomee

Petrolio: addio fonti fossili, benvenute diatomee

Mentre le riserve di petrolio da fonti fossili sembrano destinate ad esaurirsi in tempi non troppo lontani, si affaccia la possibilità che a produrre il combustibile del futuro saranno le alghe.

 E’ di qualche giorno fa la notizia che il Financial Times avrebbe avuto sottomano in anteprima il rapporto dell’IEA, l’International Energy Agency, sullo stato delle riserve petrolifere mondiali.
L’agenzia smentisce le informazioni pubblicate dal giornale dicendo che quella a cui hanno avuto accesso è una bozza vecchia di mesi e quindi non aggiornata sulle ultime evoluzioni della situazione, ma ormai mancano meno di due settimane all’uscita del rapporto ufficiale e a breve si saprà come stanno effettivamente le cose.
Su Ioelatransizione è possibile leggere una traduzione dell’articolo in questione:

Il mondo faticherà a soddisfare la domanda di petrolio

La produzione dei giacimenti mondiali sta declinando più velocemente dei quanto si pensasse, è questo ciò che indica il primo studio pubblico autorevole dei maggiori giacimenti.
Senza investimenti aggiuntivi ad aumentare la capacità produttiva, il declino naturale della produzione si attesta sul 9,1%, è quanto afferma l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) nel suo rapporto annuale, il World Energy Outlook, di cui il Financial Times ha ottenuto una bozza.
I risultati della rapporto suggeriscono che il mondo faticherà a produrre abbastanza petrolio da compensare il rapido esaurimento dei giacimenti esistenti, come quelli del Mare del Nord, Russia e Alasca, e soddisfare la domanda a lungo termine. Lo sforzo diventerà ancora più arduo a causa della caduta del prezzo del greggio e il rinvio delle decisioni in merito agli investimenti. (continua)

Quindi pare che ormai sia opinione condivisa che il problema del picco del petrolio sia una realtà di fatto e non uno scenario apocalittico dell’ecologismo più disfattista.

Insomma, addio al petrolio? Forse, ma non del tutto. Di sicuro addio al petrolio da fonti fossili.
Il nuovo petrolio potrebbe invece arrivare dalle alghe. La notizia arriva dalla Sardegna, e per la precisione dalla Biomedical Tissues, un’azienda specializzata nella ricerca biomedica con sede presso il
Parco Scientifico e Tecnologico di Pula.
Spiega Ecoblog:
Il processo si basa sull’impiego di alghe che utilizzando l’anidride carbonica e la luce del sole sono capaci di creare sottoprodotti oleici a partire da composti azotati.
Il biopetrolio estratto in tal modo può essere utilizzato per preparare a sua volta biodiesel e carbone verde. Inoltre attraverso questo procedimento è possibile produrre insieme al biopetrolio anche composti impiegabili come materia prima nell’industria alimentare, biomedica, cosmetica e zootecnica.

 Ma la Biomedical Tissues non è l’unica ad essersi concentrata sul biofuel ricavato dalle alghe.
In mezzo a tante aziende c’è anche un signore australiano di nome Charlie Trafford, come racconta
Blogeko:

Nell’impresa delle alghe si è lanciato insieme a due amici, uno dei quali biochimico. E ci è riuscito, afferma.
Il procedimento, ahimè, lo tiene segreto, finché non avrà trovato qualcuno intenzionato a finanziare e sviluppare il progetto.
Però mi sembra una buona notizia. A differenza degli altri biocarburanti, le alghe non rubano ne’ cibo ne’ terreno coltivabile agli uomini.
Inoltre ben difficilmente, credo, Charlie Trafford ha fatto ricorso ad alghe geneticamente modificate: questo aspetto della questione non è stato indagato dai media che hanno riportato la notizia, ma le biotecnologie mi paiono decisamente fuori dalla portata del fai-da-te.

La questione sollevata da Blogeko sulle alghe geneticamente modificate non è secondaria, dato che il maggiore problema della ricerca in merito alla produzione di biocarburante dalle alghe finora era proprio che gli organismi tendevano a proliferare indefinitamente, con possibili conseguenze ambientali disastrose.
Tra le aziende interessate alla coltivazione delle diatomee in Arizona c’è la Desert Sweet Shrimp, azienda specializzata in allevamento di gamberetti di cui riporta
Genitronsviluppo:

Le alghe vengono trasformate in biodiesel aggiungendo infine liscivia, sodio ed etanolo come catalizzatore per rendere il carburante più puro. La liscivia, il sodio e l’etanolo poi possono essere facilmente recuperati e riutilizzati. Desert Sweet Shrimp è riuscita a trovare il miglior ceppo di alghe prevedendone di svilupparne degli altri sempre più adatti.
Il clima in Gila Bend è perfetto per la crescita di alghe, ha detto Wood, a causa delle sue notti calde e giornate luminose. Come sappiamo i biocarburanti a base di alghe hanno un vantaggio rispetto ai biocarburanti ottenuti da soia, olio di palma o mais, perché le alghe non sono una fonte di cibo, quindi la loro crescita non rappresenta un pericolo per l’uso improprio dei terreni agricoli fertili infatti le alghe possono essere coltivate in acque reflue trattate o anche in silos.

Le alghe quindi potrebbero venire utilizzate anche per la bonifica di acque trattate, con un ulteriore vantaggio ambientale.
Insomma, le applicazioni industriali di questa scoperta sono pressoché infinite, possiamo solo aspettare e vedere cosa riservi il futuro. Intanto c’è già
chi con il biocarburante fornito dalle alghe ci fa volare gli aeroplani.

fonte: http://magazine.liquida.it/2008/10/31/petrolio-addio-fonti-fossili-benvenute-diatomee/

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Other links:

Petrolio: addio fonti fossili, benvenute diatomee
Liquida Magazine – 1 ora fa
Mentre le riserve di petrolio da fonti fossili sembrano destinate ad esaurirsi in tempi non troppo lontani, si affaccia la possibilità che a produrre il
Riserve petrolifere tossiche
Qualenergia.it – 22 ore fa
Un rapporto presentato a Londra da 8 grandi società britanniche lancia l’allarme: tra 5 anni toccheremo il picco di produzione massima del petrolio.

 

ottobre 31, 2008 - Posted by | G - Clima e Inquinamento, Geology - Geologia, Lang. - Italiano | , , , ,

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