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2008-12-01 – L’estinzione dell’Orso delle caverne (Ursus spelaeus)

Non gli uomini, ma il clima, il nemico dell’Orso delle caverne.

Spostata indietro di 13.000 anni l’estinzione del gigantesco orso preistorico.

Il sito web ARPAKIDS dell’ARPA Sicilia, pubblica periodicamente notizie inusuali sull’ambiente, la natura, gli animali, corredate da spunti e suggerimenti didattici: divulghiamo oggi la notizia e lo spunto di ricerca della settimana.

Nuove ricerche condotte dal Dipartimento di Paleontologia dell’Università di Vienna sembrerebbero finalmente assolvere gli uomini preistorici dall’accusa di aver causato l’estinzione del più grande orso mai vissuto sul Pianeta: l’Orso delle caverne (Ursus spelaeus). Il colpevole sarebbe stato invece il clima dell’Ultimo Massimo Glaciale, il periodo in cui, durante l’ultima glaciazione (glaciazione Würm, iniziata circa 120.000 anni fa e terminata da circa 12.000) si ebbe la massima espansione dei ghiacciai, con l’occupazione di tutta l’Europa settentrionale. Inoltre, vaste estensioni di territorio intorno ai ghiacciai erano permafrost, ovvero, terreno in cui la temperatura media è inferiore a 0°C per almeno due anni consecutivi. Le condizioni climatiche estreme del Massimo Glaciale durarono circa 2.000 anni e, tra ghiacciai e permafrost, la vegetazione, che costituiva la principale risorsa alimentare di molte specie, scomparve quasi del tutto. Nonostante quanto si possa credere, l’Orso delle caverne, un bestione che ritto sulle sue zampe poteva essere alto più di tre metri, e pesante almeno una tonnellata (il peso medio del Kodiak, il più grande orso contemporaneo, che vive in Alaska, è di circa 600 Kg.) era principalmente erbivoro e sarebbe stata questa sua abitudine alimentare a causarne l’estinzione. Fino ad oggi, si pensava che l’orso (qui ne vediamo una ricostruzione di fantasia e la foto di uno scheletro) fosse entrato in qualche modo in competizione con gli uomini preistorici: non solo perché occupavano anch’essi le caverne, ma perché si pensava che lo cacciassero e che questo, insieme ad altri fattori, avesse contribuito alla sua estinzione. A quanto pare, non sarebbe così. Secondo dati riportati da Boreas, la rivista internazionale di ricerche sul Quaternario, non esiste alcuna prova convincente della “colpevolezza” degli umani. Al contrario, esistono quelle della scomparsa delle fonti alimentari, la stessa causa che avrebbe causato l’estinzione del mammuth, dei cervi giganti, del rinoceronte lanoso e del leone delle caverne. Sempre stando alle ricerche paleontologiche, condotte con l’ausilio del carbonio radioattivo, l’Orso delle caverne avrebbe lasciato per sempre la Terra circa 28.000 anni fa, quasi tredicimila anni prima di quanto non si pensasse e proprio quando l’espansione di ghiacciai e di permafrost raggiunse il massimo. L’estinzione delle altre specie che abbiamo citato sarebbe avvenuta invece più tardi, iniziando intorno a 15.000 anni fa. In Italia, la presenza dell’Orso delle caverne era una cosa abbastanza comune. Sono numerose le grotte in cui sono stati ritrovati resti fossili, le più famose sono nell’Italia settentrionale (grotte di Toirano in Liguria e di Monte Fenera in Piemonte) e la più spettacolare è forse il Buco del piombo, vicino Erba, in Lombardia, un vero e proprio museo all’aperto che conserva le “storie” avvenute in migliaia di anni in quella regione.

Dunque, è ancora una volta il clima l’elemento con cui si debbono fare i conti finali. Certo, gli esseri umani non possono influenzare o impedire le glaciazioni che sicuramente verranno, ma poiché è ormai accertato che i cambiamenti causati dal riscaldamento globale costituiscono una minaccia per il futuro dell’umanità, dobbiamo cercare di impedire o almeno di rallentare il processo, fino a che non si trovino soluzioni per abbattere l’emissione dei cosiddetti “gas serra”.

fonte: http://www.parks.it/news/dettaglio.php?id=4454

dicembre 2, 2008 - Posted by | - Mammiferi, 1 Olocene, An. Vertebrates, Cenozoic, Lang. - Italiano, Paleontology / Paleontologia | , , ,

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