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2009-05-26 – Atlante dei geositi della Liguria (in attesa di revisione)

Questa notizia e` stata aggiornata il 15/06/2009

Presentato l’“Atlante dei geositi della Liguria”

Il volume racchiude i 353 geositi presenti nella regione, alcuni corredati di scheda

Geosito è un termine nuovo che indica un elemento del paesaggio che denota una trasformazione della superficie terrestre dovuta a fenomeni naturali o a trasformazioni dell’uomo. Geosito è quindi sinonimo di aspetto geomorfologico di grande interesse sia ambientale che di natura turistica. Solitamente le cartoline illustrate riproducono geositi in grado di colpire per la loro bellezza, monumentalità, unicità.
La Liguria, che vanta una antropizzazione (presenza dell’uomo) di cinquemila anni ininterrotti (un primato che ha pochi precedenti su scala mondiale), è terra ricchissima di geositi, proprio per la valenza del suo paesaggio, da considerarsi appunto come valore e risorsa. E come tale da tutelare.
Ad Albenga sabato scorso, al San Carlo, per “I sabati di Librarsi”,  è stato presentato quella che per ora è la “bibbia” in questo settore. Parliamo di “Atlante dei geositi della Liguria”, scritto, dopo un lavoro di censimento lodevole quanto faticoso, dai geologi Gerardo Brancucci e Guido Paliaga (autore anche delle fotografie). L’incontro culturale per la presentazione del volume, edito dalle Grafiche Amadeo di Chiusanico (Imperia), è stato coordinato da Paola Carnevale del Servizio Parchi della Regione Liguria.
l’atlante contiene le schede di 22 geositi, e allo stesso è allegata una carta con le schede di 58 dei 353 (opera ancora di Guido Paliaga e della Dott.ssa Paola Carnevale).

La zona dell’Albenganese è ricca di segnalazioni: le più evidenti (fra le 58 segnalate) sono quelle dell’isola Gallinara, di Castelvecchio e dei torrione rocciosi di Rocca Barbena, del Rio Torsero di Ceriale,  della stessa piana alluvionale del fiume Centa e, se vogliamo, del complesso storico-monumentale del centro antico albenganese.
Ma vediamo nello specifico il complesso della Gallinara: “A un chilometro dalla costa, quasi in corrispondenza del confine fra Albenga e Alassio, l’isolotto  costituito da quarziti di colore grigio in banchi dello spessore di qualche centimetro. La direzione degli strati è la stessa dell’antistante Capo S. Croce, da cui l’isola si è separata a causa di una ingressione marina quaternaria. L’erosione marina ha determinato una morfologia a costa alta, più accentuata nei versanti meridionali ed orientali, maggiormente esposti ai marosi, dove oggi le falesie ospitano una numerosa colonia di gabbiani reali” .
Anche la lente degli studiosi, posata sulla valletta di Rio Torsero, mette in rilievo che si tratta di un complesso estremamente importante dal punto di vista paleontologico, perché “ospita una ricchissimo giacimento di fossili, noto in tutto il mondo per il loro eccezionale stato di conservazione e per l’abbondanza e la varietà degli esemplari. Il canyon del Torsero è sempre stato ricco di fossili al punto da essere meta, sin dalla prima metà dell’800, non solo di studiosi ma anche di turisti che, risalendo il letto, dalla foce, ne ritornavano con un ricco bottino di fossili”.
Il concetto di geosito è uno strumento prezioso per la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio costituito dalle nostre attrattive turistiche. Lo sviluppo del dibattito e degli studi consente quindi di dare conto di elementi del paesaggio su cui si fonda il futuro dell’industria dell’ospitalità.

notizia aggiornata su suggerimento di uno degli autori: 

Guido Paliaga

Dott. Geol. Guido Paliaga, PhD
Facoltà di Architettura
Stradone S. Agostino, 37 16123 Genova
gpaliaga@arch.unige.it

maggio 26, 2009 Posted by | Geology - Geologia, Lang. - Italiano, Libri / Books | , , , , , | 1 commento

2009-05-05 – New York: prove di un antico tsunami (Ancient tsunami ‘hit New York’)

GEOLOGIA: A NEW YORK TRACCE DI TSUNAMI DEL 300 A.C.

Una gigantesca ondata si abbatte’ nel 300 avanti Cristo su quella che e’ oggi New York, disseminando di sedimenti e gusci di molluschi Long Island e il New Jersey.

E’ l’ipotesi di un gruppo di scienziati, che stanno procedendo alla datazione con carbonio radioattivo dei detriti rinvenuti per stabilire se si sia trattato di uno tsunami, un fenomeno molto raro nell’Atlantico.
Secondo Steven Goodbred, geologo della Vanderbilt University, in venti siti individuati nella zona sono stati rinvenuti grossi frammenti di roccia, fossili marini e altri depositi insoliti, databili a 2.300 anni fa. Le dimensioni e la distribuzione del materiale rimandano a una corrente velocissima, quale quella indotta da un’ondata repentina, molto piu’ violenta di quelle prodotte da una normale tempesta. Lo studioso e’ incline ad attribuire il fenomeno a una frana sottomarina, ma altri ricercator propendono per l’ipotesi dell’impatto di un asteroide. Nel 300 avanti Cristo la zona era caratterizzata da ampie secche a ridosso della costa ed era abitata da nativi indiani. Oggi un’ondata di analoghe dimensioni sarebbe in grado di sommergere Wall Street e la superstrada di Long Island. Secondo Neal Driscoll, geologo della Scripps Institution of Oceanography, accertare il passaggio di uno tsunami a duemila anni di distanza e’ quanto meno arduo: le prove sono sepolte sotto metri di sedimenti a New York e nel New Jersey. Il geologo marino Cecilia McHugh, del Queens College, City University of New York, ha individuato palle di argilla rossa (che data la loro forma sferica non avrebbero potuto prodursi per effetto di una normale tempesta) databili 2.200 anni fa. Una equipe di ricercatori guidata da Dallas Abbot, geologo della
 Columbia University, sta invece verificando l’ipotesi dell’impatto di un asteroide: alcuni dei materiali individuati in New Jersey e nel fiume Hudson comprendono sferule di carbonio, minerali frantumati, nanodiamanti che si producono soltanto in condizioni di pressione e di temperatura estreme. Non sono stati rinvenuti granuli di quarzo da shock, tipici dell’impatto meteoritico, ma secondo la studiosa negli impatti in acqua essi non sono presenti. Secondo la Abbott, un asteroide sarebbe precipitato in mare al largo di New York in direzione del New Jersey, creando una gigantesca ondata o innescando una frana sottomarina. Ma nella zona non e’ stato individuato alcun cratere, e l’ipotesi trova scettici molti altri studiosi.
 fonte: AGI.it

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for this news in english click here: BBC – Ancient tsunami ‘hit New York’

maggio 5, 2009 Posted by | Geology - Geologia | , , , , , | Lascia un commento

2009-04-21 – 22 April: “Earth day 2009”

Official link: http://www.earthday.net/earthday2009

Eventi in Italia:

aprile 21, 2009 Posted by | Geology - Geologia | , | Lascia un commento

Fossil Corals Show Catastrophic Sea-Level Rise?

Fossil Corals Show Catastrophic Sea-Level Rise?

Brian Handwerk
for National Geographic News
April 15, 2009

Fossil coral reefs at a Mexican theme park “confirm” that sea levels rose rapidly about 121,000 years ago, according to a controversial new study.

Previous research on fossil reefs had shown that sea levels surged by 13 to 19 feet (4 to 6 meters) near the end of the last time period between ice ages, known as an interglacial period. But researchers have been unsure whether this sea-level rise happened quickly or gradually.

By mapping the ages and locations of ancient corals at Xcaret, an eco-park in the Yucatán Peninsula, Paul Blanchon of the National Autonomous University of Mexico, and colleagues, were able to chart when the reefs died and were replaced by others on higher ground.

Their data suggest that sea levels rose by about 10 feet (3 meters) in 50 years—much faster than the current annual rate of 0.08 to 0.1 inch (2 to 3 millimeters).

Because this event happened during an interglacial period—similar to the one we’re in currently—the find boosts the chances that today’s melting ice sheets could trigger rapid sea-level rise, the study authors say.

But not all experts on corals and climate are convinced by the new study.

Tad Pfeffer, of the University of Colorado at Boulder, noted that Blanchon’s team couldn’t directly measure the rate of sea level change around the Mexican corals, because the age estimates aren’t accurate enough.

Instead the study authors compared changes seen in Xcaret to those seen in reefs with well-established ages in the Bahamas.

“It’s an interesting idea, but one that for me is only suggestive and not compelling,” Pfeffer said.

“I’d want to see something more solid than this if I’m going to buy the idea of such rapid sea level rise at the time [of the last interglacial].”

 

Even if the new study is confirmed, Pfeffer added, more research would be needed to determine if rapid sea-level rise 121,000 years ago provides evidence that similar changes can happen now.

“And of course, when would ‘now’ be?” he asked.

“‘In the next few decades’ vs. ‘the next few thousand years’ are both ‘now’ on the time scales at which glacial and interglacial periods are defined, but are very different situations in terms of how we determine responses.”

Mike Kearney, of the University of Maryland, said it’s “within the realm of possibility” that global warming will trigger a sudden collapse of the West Antarctic ice sheet, which could lead to a rapid increase in sea levels like that predicted by the new study.

(Related: “PHOTOS: Jamaica-Size Ice Shelf Breaks Free”)

“But the big unknown is whether any of the things we think we know about the Antarctic ice sheet prove to be true,” Kearney cautioned.

“One camp says [rapid sea-level rise] could happen, another camp says it would take thousands of years. I’m not sure what the conventional wisdom is right now. It depends on who you talk to.”

Findings appear in this week’s issue of the journal Nature.

source: http://news.nationalgeographic.com/news/2009/04/090415-sea-levels-catastrophic.html

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other links:

Climate change can boost sea level suddenly, fossil record shows

CBC.ca – ‎20 ore fa‎
The last time the Earth grew warmer than it is today, melting ice caused the oceans to rise very suddenly, a new study of fossil corals has found.

aprile 19, 2009 Posted by | Bio-Zoology / Bio-Zoologia, Geology - Geologia, Paleontology / Paleontologia, X - Nature | , | Lascia un commento

2008-04-17 – Certaldo, FI ITA: VI edizione della “Mostra nazionale di minerali, fossili e conchiglie attuali”

Nel magico mondo di conchiglie, minerali, fossili e insetti

Nel magico mondo di conchiglie, minerali, fossili e insetti

La VI mostra nazionale si svolgerà nei giorni del 18 e 19 aprile a Certaldo. Oltre cinquanta espositori provenienti dall’Italia e dall’estero


 

Si svolgerà nei giorni di sabato 18 e domenica 19 aprile, nei locali della palestra Boccaccio di via Ferrucci, la VI edizione della “Mostra nazionale di minerali, fossili e conchiglie attuali”, promossa dal Gruppo Paleontologico “C. de Giuli” e dal Gruppo mineralogico senese, con il patrocinio del Comune di Certaldo. L’iniziativa, diventata ormai un appuntamento canonico nel panorama italiano di questo tipo di mostre, vede incontri, esposizioni, dimostrazioni dal vivo, ecc… Appassionati e ricercatori provenienti da tutta Italia esporranno reperti di grande interesse: conchiglie e fossili risalenti a milioni di anni fa, ma anche affascinanti minerali di ogni foggia e colore, nonché tutte le attrezzature idonee per chi vuole cimentarsi nella ricerca e nella collezione di questi veri e propri tesori. Oltre 50 gli stand previsti. Tra le attrazioni principali, Alfio Tommaselli di Archeologia Sperimentale che mostrerà la giornata tipo dell’uomo preistorico, e la mostra di insetti “Microcosmos”, proposta da Alessandro Pappalardo di Fractanaturae con centinaia di insetti di tutto il mondo esposti in teche con illustrazione e schede esplicative. Durante la mostra si svolgerà anche la sesta edizione del il Convegno nazionale della Società Italiana di Malacologia. La mostra è aperta con orario 9-19, ingresso libero.

15.04.2009

fonte: http://www.intoscana.it/intoscana/viaggiare_in_toscana.jsp?id_categoria=13&id=220703&id_sottocategoria=41&language=it

aprile 17, 2009 Posted by | - Italia, Bio-Zoology / Bio-Zoologia, Europa, Geology - Geologia, Lang. - Italiano, Mostre & Fiere, Paleontology / Paleontologia, Places | , , , , , , , , | Lascia un commento

2009-04-06 – Terremoto a L`Aquila (earthquake in Italy, L`Aquila)

Chiaramente ogni commento e` superfluo, spero soltanto con tutto il cuore che tutte le persone che ho conosciuto durante la mia attivita` di geologo a l`Aquila (in prmis ovviamente le persone care alla Prof. Emma Ruggiero Taddei) e i loro familiari siano in salvo …

News: by Google news

aprile 6, 2009 Posted by | 0 - Personal & Blogs Info, Bl - Top posts, Geology - Geologia, Personal info | , , , , | Lascia un commento

2009-04-01 – Napoli, Collezionare la Natura e Alberto Angela

 

Terza edizione della mostra-mercato-scambio di oggetti naturali dal titolo

“Collezionare la Natura”.

Da venerdì 3 a domenica 5 aprile, nel chiostro del Complesso universitario di San Marcellino e Festo, in Largo San Marcellino 10, sarà possibile visitare la mostra promossa e organizzata dal Centro Musei delle Scienze Naturali dell’Ateneo.

“Collezionare la Natura” è evento unico nel suo genere per il sud Italia con la possibilità di comprare, vendere, scambiarsi fossili, minerali, gemme, conchiglie, animali e piante.

L’obiettivo è quello di offrire al visitatore l’emozione di “vivere” la natura con i suoi minerali dagli splendidi colori, i fossili di milioni di anni fa, le magiche ambre, le meravigliose conchiglie di tutti i mari e l’affascinante mondo delle piante, e di dare la possibilità di entrare in possesso di oggetti naturali carichi di significato.

Puntando sulla curiosità legata a manifestazioni di questo tipo, il Centro intende coinvolgere cittadini di tutte le età: dai bambini ai nonni, dagli studenti alle famiglie, dai cultori della materia ai semplici appassionati tutti sono invitati alla tre giorni in Ateneo.
La manifestazione è rivolta, quindi, non solo al pubblico che coltiva la passione del collezionismo, ma anche a tutti coloro che, per motivi didattici, per semplice interesse o anche solo per curiosità, hanno voglia di incrementare le proprie conoscenze sulla natura.

Oltre alle esposizioni della Mostra Mercato si potrà visitare il Museo di Paleontologia che ospiterà la mostra entomologica “Microcosmos”, la mostra fotografica “Animalia” ed esposizioni di reperti del patrimonio del Centro realizzate per l’occasione.

Ai visitatori verranno offerti biglietti omaggio per poter visitare gli altri Musei del Centro nelle tre giornate della manifestazione dalle 9 alle 13.

Ospite d’onore della manifestazione è Alberto Angela che, sabato 4 aprile, alle 12, terrà una conferenza su “L’evoluzione dell’uomo”, durante la quale proietterà anche un filmato.

La mostra è aperta venerdì dalle 9.30 alle 20, sabato dalle 9.30 alle 21 e domenica dalle 9.30 alle 19.

Per informazioni: www.musei.unina.it

Scarica l’allegato

fonte: http://www.news.unina.it/dettagli_area.jsp?ID=6813

aprile 1, 2009 Posted by | - Italia, Bio-Zoology / Bio-Zoologia, Collezionismo, Europa, Geology - Geologia, Mostre & Fiere, Paleontology / Paleontologia, Places | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

2009-03-16 – Danimarca, trovato un meteorite di oltre 4 miliardi di anni fa

Danimarca,

trovato un meteorite di 4 miliardi di anni fa

I frammenti recuperati da un appassionato sull’isola di Lolland: la loro composizione è inusuale

COPENHAGEN – Alcuni frammenti del meteorite caduto nel Mar Baltico al largo di Rostock a metà gennaio sono stati trovati ora nei pressi dell’isola Lolland, in Danimarca, da un “cacciatore amatoriale” di meteoriti. La loro composizione è inusuale e gli esperti parlano di scoperta «sensazionale».

FRAMMENTI – Thomas Grau di Rostock, un cacciatore di meteoriti per hobby, sbalordisce gli specialisti danesi con il suo fiuto: in un campo sull’isola danese di Lolland ha ritrovato alcuni frammenti del meteorite caduto il 17 gennaio a largo di Rostock e che ha illuminato a giorno le coste tedesche del Baltico e parti della Scandinavia. E’ stato identificato come coda di un meteorite.

RARO – Gli esperti del Museo geologico di Copenhagen hanno spiegato al quotidiano «Politiken» che si tratta di uno dei rari meteoriti a disposizione della scienza. Secondo le prime analisi su alcuni frammenti messi a disposizione da Grau, si tratta di roccia primitiva dell’universo di almeno 4,5 miliardi anni. Resti di meteorite sono stati trovati in Danimarca l’ultima volta nel 1951. Secondo il geofisico Henning Haack questo tipo di meteorite è molto raro, finora ne sono stati trovati solo dieci nel mondo. Gli esperti del Museo geologico della capitale sperano ora che anche altri appassionati di meteoriti si mettano alla ricerca di resti caduti sull’isola di Lolland e che li consegnino alle autorità, come prevede per altro la legge danese.

E.B.
14 marzo 2009

fonte: corriere.it

marzo 16, 2009 Posted by | Astronomy/ Astronomia, Geology - Geologia, Precambriano | , , | Lascia un commento

2009-03-09 – L’inquinamento “corrode” la vita marina (Acid Ocean, thinner shells)

L’acidificazione degli oceani dovuta al crescente aumento di CO2 nell’atmosfera, ha comportato una riduzione del 35% nello spessore della conchiglia nel foraminifero Globigerina bulloides dal periodo pre-industiale ad oggi.

Ciò oltre ad alterare l’equilibrio della vita marina è una brutta notizia anche per noi esseri umani in quanto una riduzione di spessore nelle conchiglie significa una maggior quantità di CO2 che non viene fissato dagli organismi nelle loro conchiglie e che quindi rimane ad intossicare l’aria che respiriamo.

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Proof on the Half Shell: A More Acid Ocean Corrodes Sea Life

Ocean acidification is taking a toll on tiny shell-building animals

By David Biello  

SHELL GAME: Foramnifera, like Globigerina bulloides pictured here, are having a harder time building big shells in a more caustic Southern Ocean. COURTESY OF ANDREW MOY

SHELL GAME: Foramnifera, like Globigerina bulloides pictured here, are having a harder time building big shells in a more caustic Southern Ocean. COURTESY OF ANDREW MOY

 

The shells of tiny ocean animals known as foraminifera—specifically Globigerina bulloides—are shrinking as a result of the slowly acidifying waters of the Southern Ocean near Antarctica. The reason behind the rising acidity: Higher carbon dioxide (CO2) levels in the atmosphere, making these shells more proof that climate change is making life tougher for the seas’ shell-builders.

Marine scientist Andrew Moy at the Antarctic Climate & Ecosystems Cooperative Research Center (ACE) in Hobart, Tasmania, and his Australian colleagues report in Nature Geoscience this week that they made this finding after comparing G. bulloides shells in ocean cores collected along the South Tasman Rise in 1995 with samples from traps collected between 1997 and 2004. The cores provide records that stretch back 50,000 years.

“We knew there were changes in carbonate chemistry of the surface ocean associated with the large-scale glacial-interglacial cycles in CO2 [levels], and that these past changes were of similar magnitude to the anthropogenic changes we are seeing now,” says study co-author William Howard, a marine geologist at ACE. “The Southern [Ocean] works well [to study this issue] as it is a region where anthropogenic CO2 uptake, and thus acidification, has progressed more than in other regions. Other variables, such as temperature, have changed, but not as much.”

The researchers found that modern G. bulloides could not build shells as large as the ones their ancestors formed as recently as century ago. In fact, modern shells were 35 percent smaller than in the relatively recent past—an average of 17.4 micrograms compared with 26.8 micrograms before industrialization. (One microgram is one millionth of a gram; there are 28.3 grams in an ounce.)

“We don’t yet know what impact this will have on the organisms’ health or survival,” Howard says, but one thing seems clear: the tiny animals won’t be storing as much CO2 in their shells in the form of carbonate. “If the shell-making is reduced, the storage of carbon in the ocean might be, as well.”

That’s bad news for the climate, because the ocean is responsible for absorbing at least one quarter of the CO2 that humans load into the air through fossil fuel burning and other activities—and it is the action of foraminifera and other tiny shell-building animals, along with plants like algae that lock it away safely for millennia.

It will be harder to get such a clear sign in a shell from other ocean regions—as variables like temperature and the amount of minerals available can significantly change the chemistry of a given ocean region. As Howard noted, the Southern Ocean has absorbed lots of manmade CO2 while temperatures and nutrients have not changed as much, making it more ideal for studying ocean acidification than other areas. Scientists examining foraminifera in the Arabian Sea, however, have found similar results, and Howard speculates the situation may be similar in the North Atlantic region, because it also absorbs a significant chunk of manmade CO2.

Howard says that CO2 emissions must be cut or captured and stored permanently in some fashion to halt this gradual acidification of the world’s oceans. In the meantime, he adds, it’s likely that many of the other shell-building oceanic animals are suffering similar fates as G. bulloides.

source: http://www.sciam.com/article.cfm?id=more-acid-ocean-corrodes-sea-life

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ABC Science Online – ‎12 ore fa‎
“The ocean is currently taking up somewhere in the neighbourhood of a third of our fossil fuel emissions,” says Howard, a palaeo-climatologist.
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Reduced calcification in modern Southern Ocean planktonic foraminifera

 

Andrew D. Moy, William R. Howard, Stephen G. Bray & Thomas W. Trull

Abstract: Anthropogenic carbon dioxide has been accumulating in the oceans, lowering both the concentration of carbonate ions and the pH (ref. 1), resulting in the acidification of sea water. Previous laboratory experiments have shown that decreased carbonate ion concentrations cause many marine calcareous organisms to show reduced calcification rates2, 3, 4, 5. If these results are widely applicable to ocean settings, ocean acidification could lead to ecosystem shifts. Planktonic foraminifera are single-celled calcite-secreting organisms that represent between 25 and 50% of the total open-ocean marine carbonate flux6 and influence the transport of organic carbon to the ocean interior7. Here we compare the shell weights of the modern foraminifer Globigerina bulloides collected from sediment traps in the Southern Ocean with the weights of shells preserved in the underlying Holocene-aged sediments. We find that modern shell weights are 30–35% lower than those from the sediments, consistent with reduced calcification today induced by ocean acidification. We also find a link between higher atmospheric carbon dioxide and low shell weights in a 50,000-year-long record obtained from a Southern Ocean marine sediment core. It is unclear whether reduced calcification will affect the survival of this and other species, but a decline in the abundance of foraminifera caused by acidification could affect both marine ecosystems and the oceanic uptake of atmospheric carbon dioxide.

Correspondence to: William R. Howard1 e-mail: Will.Howard@utas.edu.au

Link: nature.com – supplementary information

Nature Geoscience  – Published online: 8 March 2009 | doi:10.1038/ngeo460

marzo 9, 2009 Posted by | Articolo sc. di riferimento, Attuale, Bio-Zoology / Bio-Zoologia, Bl - Top posts, Geology - Geologia, Italiano (riassunto), X - Nature | , , , , , , , , | 2 commenti

2009-02-15 – Walter Alvarez: “Le montagne di San Francesco”

Dagli Appennini il mistero dell’origine della Terra

Le Alpi e soprattutto gli Appennini come forzieri che custodiscono meglio di ogni altra roccia il segreto dell’origine della Terra. La pensa così Walter Alvarez, geologo innamorato dell’Italia che ha di recente dato alle stampe un nuovo lavoro, “Le montagne di San Francesco”. Il libro, pubblicato dalla W.W. Norton & Co., è una sorta di viaggio sentimentale nella storia millenaria delle catene montuose del nostro Paese, e rende omaggio al lavoro dei geologi italiani, all’avanguardia ma spesso trascurato – sostiene l’autore – in virtù di un punto di vista “angolocentrico”.Giulia Bonezzi(10 febbraio 2009) 

Alvarez, docente di Scienze della terra e del pianeta all’Università di Berkeley, ha condensato 35 anni di studi sulle montagne italiane in un affresco che attraversa sentieri e cave (passando per una cantina), costellato di ritratti affettuosi degli scienziati che lui e la moglie, Milly, hanno incontrato a partire dalla loro prima visita in Italia, nel 1968. «Adoro mescolare la mia scienza con la cultura, la gente, l’amicizia, il linguaggio» spiega l’autore. Il titolo trae ispirazione dall’Appennino umbro-marchigiano: «In questa parte d’Italia ci si trova costantemente faccia a faccia con l’eredità e l’influenza di San Francesco». Il geologo ritorna nel sito di Gubbio dove trovò, conservate in uno strato di roccia, le prime prove di un evento catastrofico verificatosi 65 milioni di anni fa (tra il Cretaceo e il Terziario), in concomitanza con la scomparsa dei dinosauri e di molte altre creature preistoriche. La sua teoria, enunciata nel 1997 nel celebre “T.Rex e il cratere della morte” ed elaborata insieme al padre premio Nobel Luis Alvarez, è che la collisione di una cometa con la Terra abbia coinciso con l’estinzione dei dinosauri.

Alvarez figlio accompagna il lettore attraverso la dorsale appenninica – di gran lunga la sua catena montuosa preferita – tra Roma e Firenze, con digressioni verso le Alpi, raccontando come la penisola affiorò dal mare. Partendo dalla storia geologica recente – le eruzioni vulcaniche a nord di Roma nell’ultimo millennio – lo scienziato torna indietro fino a 100 milioni di anni fa, quando l’Italia era un fondale oceanico. Un passato remoto ancora visibile nelle formazioni calcaree e sabbiose che punteggiano l’intera catena degli Appennini, rovesciate e incorporate nelle montagne prima “arricciatesi” sopra il mare, poi erose dal tempo, che oggi costituiscono un puzzle ancora da ricomporre. «Il bello di queste rocce italiane è che si trovavano troppo in profondità per essere intaccate dalle onde e dalle tempeste, quindi custodiscono la più straordinaria registrazione della storia della Terra che si possa immaginare». Le preferite di Alvarez sono le cave di calcare, che hanno fornito materiale per costruire le città italiane fin dai tempo dell’antica Roma.

Insieme a Bill Lowrie, Alvarez ha sviluppato la tecnica delle “firme” magnetiche nei sedimenti per datare le rocce, ricostruendo parti della storia geologica d’Italia. Dopo la formazione degli Appennini – nell’Eocene, circa 40 milioni di anni fa – la pianura continentale nota come Adria, che sosteneva la catena montuosa, entrò in collisione col continente europeo, spingendo un fondale marino ancora più antico in alto per miglia, fino a formare le Alpi. Le ricerche di Alvarez forniscono evidenze a sostegno della teoria della tettonica a placche, secondo la quale la superficie della terra consiste in un puzzle di oceani e continenti che continua a muoversi nei millenni, generando montagne quando i “pezzi” entrano in collisione.

Nel suo libro, lo scienziato americano spezza più di una lancia in favore delle scoperte avanguardistiche dei colleghi italiani, spesso trascurate negli Stati Uniti per dare spazio ai geologi anglosassoni. «Spero – ha spiegato Alvarez, che all’inizio della carriera è stato uno dei pochissimi americani parlanti italiano a occuparsi della geologia del Belpaese – che questo libro serva da antidoto al punto di vista angolfono che ignora molti importantissimi antenati scientifici di altri Paesi».

«Unica», secondo Alvarez, è anche la materia prima presente nel nostro paese, che vanta un’impressionante ricchezza geologica: «Antichi vulcani intorno a Roma e Napoli, montagne fatte di calcare sugli Appennini; addirittura, nei pressi di Pisa, un monte intero di marmo bianco, lo stesso usato da Michelangelo per le sue statue. Ancora, nelle Alpi, grandi cime di granito, rocce metamorfiche, dolomite; in Sicilia, montagne formate da rocce sabbiose e un grande vulcano, l’Etna. La Sardegna invece è fatta principalmente di granito. Ci sono altri luoghi nel mondo che offrono un’equivalente varietà geologica, ma non me ne viene in mente nessuno che ne abbia di più».

Una varietà che il professor Alvarez continua ad esplorare: insieme al suo studente David Shimabukuro, sta cercando di determinare la relazione tra la Sardegna e la Calabria, il piede d’Italia che nei millenni si è spostato verso sud-ovest fino ad affacciarsi sul mare Tirreno.

Specializzatosi a Princeton nel 1967, Walter Alvarez ha lavorato per alcune compagnie petrolifere in Olanda e in Libia, e in seguito ha applicato i suoi studi di geologia all’archeologia dell’antica Roma, prima di tornare nell’università californiana dove è cresciuto e dove ha inaugurato un corso di “Big History”, Grande storia, che esplora le connessioni nell’evoluzione del cosmo, della Terra, della vita e dell’umanità concentrandosi sugli eventi fortuiti che hanno cambiato il corso della storia. Fatti imprevedibili che improvvisamente «fanno deragliare il corso degli eventi così che la storia di domani non ha niente a che fare con quella dell’anno scorso». Come l’impatto della cometa che ha fatto estinguere i dinosauri: «Un avvenimento altamente improbabile. Se non ci fosse stato, loro sarebbero ancora in giro e il genere umano non esisterebbe».

 

 

fonte: http://www.ifgonline.it/pub/165/show.jsp?id=4209&iso=1&is=165

febbraio 15, 2009 Posted by | Geology - Geologia, Lang. - Italiano, Libri / Books, P - Extinctions, Paleontology / Paleontologia | , , , | 1 commento